11 dicembre 2002


Il diario pare essere un buon strumento per le donne. Questa dissezione in giorni e sentimenti del proprio vissuto quotidiano sembra essere anche per le fumettiste un luogo da cui attingere risorse per autorizzarsi a fare, a creare qualcosa per sé. A parte Dominique Gomblet e Anne Feuchtemberger che lavorano in modo diverso, le altre come Claire Bretecher, recuperano a livello autobiografico, reale o fittizio, le esperienze per le loro storie, sempre con un io molto presente. Il pensato, la nuvoletta con i pallini, è quasi esclusivamente femminile. Non ci si arroga il diritto di rappresentare che cosa pensa l’altro sesso. Cosa che puntualmente avviene invece nei disegnatori maschili. Essi creano interi personaggi femminili, anche nell’underground. Non mi risulta che ci sia alcuna disegnatrice che abbia come personaggio principale un uomo.

Lui mi ha detto: “Sono stato spesso molto solo. Ora non lo sono più. Ma a volte sono così abituato ad esserlo che vado a dormire solo per sentirmi poi solo. Vado a Bologna una sera e mi sento solo e scemo”
“Perché scemo?” “
“Perché mi sento solo”
È stato questo che mi ha tenuto qui. È per questo che ha bisogno della sua parte di letto e io non posso forzarlo o renderlo un’edera. A che pro poi? Neanche io voglio esserlo. Si può ipotizzare che anche gli altri abbiano le stesse necessità di ossigeno. Non devo credere che gli altri abbiano più bisogno di me di quanto non ne abbia io di loro.

   
Brandelli di parole


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