Diario dell'ottavo mese

Mi sento un po’ come un’acquasantiera. Come una palla che si è riempita di pesci.
Mi sento come se questa pancia mi fosse capitata per caso, qualcuno passando me l’ha appiccicata.
A volte invece è come se l’avessi sempre avuta. Se fossimo io e lei indissolubili.

A volte sono un astro, roteo e il pesciolino che sta nella palla, rotea anche lui.
Sento i sobbalzi e avverto le sue paure. Non credo che siano solo le mie.
Credo che sia anche il contrario. Che lui trasmette a me.

Nelle notti insonni prevale la solitudine. Un’attesa attutita, morbida. Un cuscino che aspetta.
La mattina con il sole tutto scompare. Prevale l’armonia. Sento solo stormire lontano i sogni.

Oggi aspetto. Domani non so. Devo ricordare che questo è irreparabile, che non si torna indietro.
È un lenzuolo che un volta disteso non può essere rifatto.

20 febbraio 2007 prime ore del giorno.

   
Brandelli di parole


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