Dicembre 2002

Sono un recettore esterno ed interno. Qualsiasi moviola ideale mi penetra e crea una risonanza di collegamenti concettuali. Ieri vista mostra Max Andersson. Interessante compenetrazione di installazione, fiction (oggetto feticcio del diario “usato” per vivere la storia rappresentata nel fumetto) una storia a tratti trash, ma raccontata con il tono soave di chi ha vissuto l’esperienza.
In questo caso l’io autobiografico fittizio non autocentra la narrazione, ma la rende passibile di credibilità. In una stanza c’è un letto in cui si può regalare alcuni minuti del proprio tempo all’autore. Ciò che ogni AUTORE desidera, un po’ del nostro tempo.
Ormai non esistendo la reazione estetica, il mutismo dello spettatore è d’obbligo, chiamato a visionare esperienze, e non più decoro.

Sono molto nervosa e in un’attenzione continua alla mia storia sentimentale. Per la prima volta in quasi un anno comincio a pensare che qualcosa non vada. Forse è nelle cose. Non vorrei però che mi scoppiasse tra le mani. Vorrei semplicemente decodificare se è la mia paura di un uomo che si trovi in difficoltà e no sia più un super uomo, oppure se semplicemente non ascolto il mio cuore.
Ho sicuramente maggior bisogno di tempo per me. Desidero recuperarmi. Potrò fare qualcosa di mio? È la domanda. C’è tempo …in base al calcolo delle probabilità vivrò ancora cinquanta anni. Sarò un’artista matura, ma giovane dentro. Lo sarò? Le domande è meglio che smetta di formularle e che cominci semplicemente a fare. Se qualcuno le vorrà o meno, verrà secondariamente. Basta farsi il problema di piacere agli altri. È ora di piacere a se stessi.
Lui è molto attento a me, e questo mi piace. Ho bisogno di sentirmi ripetere le parole di sempre. Nazim, dove sei, invoco il tuo parlare per potere esprimere le parole rotonde della poesia. Esiste creazione senza dolore, esiste un dolore senza creazione purtroppo. Senza traccia.

“Amare le parole, amare una parola. Ripeterla, bearsene. Come un pittore ama una linea, una forma, un colore” Max Jacob, citato da Giudici

Visto anche documentario Paris was a woman. Storia di donne che vissero liberamente a Parigi negli anni ’20 – ’30. Silvia Beach, Shakespeare & co. Adrienne Monnier Les Amis du livre.
   
Brandelli di parole


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