Allarme, siam poeti!
La guerra sta all'uomo come la maternità alle donne
Filippo Tommaso Marinetti
non ci prendiamo in giro: il mondo è prima scritto - o detto come affermano i libri sacri - e tutto quello che vi accade succede prima nella lingua
KARAHASAN DZEVAD, Il centro del mondo, Il Saggiatore, 1995
Anche i dittatori sono poeti. Bakhtiar Amin, Ministro dei Diritti Umani in Iraq, ha confidato al Guardian che Saddam in cella sta componendo poesia, e in particolare un poema ispirato a Bush. Peraltro anche Karadzic, ricercato dal Tribunale dell’Aja con una taglia di 23 milioni di dollari sulla testa perché considerato il mandante delle stragi operate contro i mussulmani di Bosnia, si definisce poeta: chissà se la sua vita sarebbe valsa tanto se avesse applicato il suo intelletto solo ai sonetti.
Come ci ricordava in una canzone scritta da De Gregari e cantata da De André, Mussolini ha scritto anche poesie. Anche, non solo purtroppo. L’attenzione alla parola ha caratterizzato comunque buona parte dell’operato culturale del fascismo. La parola è soggiogante, suggestiva, una focaccia dolce. Non altrettanta attenzione era stata dedicata alle arti visive dal Duce, interessato all’architettura piuttosto, alla materialità degli edifici che gli avrebbe garantito una lunga vita di memoria. La poesia invece, come anche la canzonetta, di sapore nazionalpopolare, interessavano al conducador italiano. Egli stesso aveva composto una specie di preghiera laica in veste poetica che i bambini leggevano a scuola:
ITALIANI
AMATE IL PANE
cuore della casa
profumo della mensa
gioia del focolare
RISPETTATE IL PANE
sudore della fronte
orgoglio del lavoro
poema di sacrificio
ONORATE IL PANE
gloria dei campi
fragranza della terra
festa della vita
NON SCIUPATE IL PANE
ricchezza della patria
il più soave dono di Dio
il più santo premio
alla fatica umana
MUSSOLINI
L’imbarazzante ovvietà di questo componimento si scontra d’altro canto con lo spazio concesso all’unico movimento italiano innovativo e di sapore europeo, ovvero il futurismo.