Vanità
Komikazen 2005 – Introduzione al catalogo
“Noi prendiamo una manciata di sabbia dal panorama infinito delle percezioni e la chiamiamo mondo"...(Robert Pirsig)...forse i fumetti ci aiutano ad aumentare quella manciata di sabbia che la nostra mano può contenere facendo dell'ossimoro "fumetto di realtà" il panorama infinito che la nostra mente non ha mai osato credere e che i sensi non possono provare”. Questo è un commento che è stato postato in un blogger in cui era stata segnalata la notizia del festival Komikazen da una sconosciuta Monica. Devo dire che mi ha piuttosto emozionato, più delle positive recensioni di stampa o amici del settore. Di per sé, non è che capisca bene in cosa consista la manciata di sabbia, ma mi è sembrato che contenesse una dose di percezione condivisibile, espressa in una semplice immagine.
È comunque fumetto di realtà un ossimoro? Di per sé, non mi sembra. Il fumetto è un medium piuttosto recente, ma come il cinema è riuscito in tempi molto stretti ad esplorare molti generi, dall’avventura al giallo, all’erotismo e al fantascientifico. Perché l’idea del reale richiama l’idea di ossimoro, quindi di inapplicabilità di un termine ad uno strumento comunicativo, che di per sé risulta in quanto strumento semplice grimaldello nelle mani di chi lo usa? Credo che la ragione stia nella sua vocazione popolare e di massa. Nella tipologia editoriale che cura le uscite in edicola, nel formato, ecc. ma soprattutto nel fatto di essere popolare. Di fatto, anche il romanzo all’inizio ha vissuto questa dicotomia: l’essere appunto popolare, a puntate, diffuso e borghese ne fece uno strumento disprezzato rispetto alle auliche vette della poesia. Poi sappiamo tutti cosa successe: il romanzo si moltiplicò nei generi e divenne la forma letteraria per antonomasia della nostra epoca.
In questa ipotesi c’è sicuramente un fraintendimento: non tutti i fumetti sono prodotti su scala industriale, non tutti portano nel proprio DNA la vocazione di intrattenimento. Essendo il fumetto un medium, esso è convertibile a infinite varianti, in base a chi lo utilizza. Certo, rispetto al romanzo, non si sono ancora standardizzati i generi, e l’utilizzo di immagini e parole lo rendono volubile e riottoso all’ingabbiamento in rigidi schemi. Aggiungiamo anche il dato oggettivo della distribuzione: per la maggioranza del pubblico, il fumetto è un oggetto da edicola, relativamente a basso prezzo e spesso indirizzata ad un pubblico infantile o giovanile. Chi legge solo fumetti o prevalentemente fumetti, non è guardato con occhi positivi dal sistema scolastico: non esistono nel 99% delle biblioteche scolastiche italiane opere a fumetti, neanche degli autori ormai storicizzati. E non parlo solo delle Superiori: nelle Scuole Medie Inferiori di norma è presente solo Topolino, lettura consigliata a chi “è svogliato e non portato alla lettura”. Questa incredibile situazione, che ignora una parte cospicua dell’immaginario contemporaneo, che è stata già battezzata da tempo dalla critica d’arte, dal mondo dell’arte stesso, dalla critica testuale militante, non è ancora ammesso al sistema della cultura. Quindi, come può pretendere di parlare di realtà?
Pindaro, il più oscuro e per questo più evocativo tra i cantori greci, scrisse che la più folle razza tra gli uomini / è quella di chi spregia ciò che ha intorno e punta lo sguardo oltre / in caccia dell’inconsistente con vane speranze. È vero, l’arduo senso del limite, costitutivo per l’ideologia classica, ce lo siamo lasciati indietro come un rifiuto non riciclabile. Lo sguardo non solo vaga sempre più su l’inconsistente, che potremmo oggi trasferire con agile traduzione al surplus aggiunto agli oggetti che compriamo da un logo, da una pubblicità suasiva e che ammanta la nostra vita dell’unica poesia ancora in commercio. Immagini che ci adulano e ci spingono a vagare con gli occhi su corpi che non ci apparterranno mai e luoghi dello spirito che hanno scenografie del vano.
È quindi piuttosto difficile, ma per questo motivo necessario, trovare appigli e soffermarsi su quanto invece ci sta intorno. Non è un caso che opere letterarie, che si sono trasformate in moderne mitologie su cui si costruisce la personalità degli odierni adolescenti, punti sempre più al mondo parallelo e al fantastico in cui il controllo viene garantito dalla magia. Non che questi aspetti non siano sempre stati connaturati a quel mutevole paesaggio che è l’adolescenza e il periodo immediatamente precedente. Solo che l’aspetto “garantista” del magico, del soprannaturale non era così presente. L’inquietudine e la percezione della perdita erano elementi connaturati a opere come l’Alice e simili. Ora gli aspetti che possono spiazzare oppure creare sensi di vacuità e permettere al naturale senso di rischio che aleggia nella vita sono estromessi dalla narrazione. Faccio ovviamente riferimento al fenomeno mondiale di Harry Potter e alla sua incredibile capacità di attecchimento su scala globale: dall’India all’Italia al Sudafrica una nuova generazione si è fondata su un unico mito. Che ha già creato le sue creature corollarie: nel fumetto le Witch di Disney Italia, ma l’elenco potrebbe continuare.
Accanto a tutto ciò esistono altri mondi e altri racconti. Il fumetto di realtà, così come altre esperienze analoghe che traggono carburante dall’impulso di necessità di raccontare quanto accade e di confrontarsi con il contemporaneo, è cresciuto quasi parallelo al fumetto tradizionalmente inteso. Esso ha avuto ovviamente negli Stati Uniti, patria di elezione di questo medium, tra gli autori più significativi. Ma al contempo ha avuto proseliti ed interpreti anche in parti del mondo tradizionalmente lontane dal centro dell’impero: pensiamo alla mappatura della produzione fumettistica realizzata da Stripburger nell’Est Europa. Molti degli autori via via presentati raccolgono le loro storie direttamente dal vissuto quotidiano. L’autobiografismo eccessivo, autoironico e sarcastico sono spesso connaturati a questo tipo di produzione peraltro sporadica, perché non sostanziata da forme di produzione, diffusione e quindi finanziamento adeguati. Da questa realtà multiforme, spesso di difficile recupero materiale, emergono autori di levatura e sostanza diversa. C’è sempre bisogno di un sottobosco per gli alberi.
Nella nostra selezione di questo primo anno abbiamo voluto eliminare filtri territoriali o tematici per dare il più possibile l’idea dell’ampiezza di orizzonti, tecniche e appartenenze geografiche degli autori. In essa trovano spazio autori come Kamel Khelif, franco – algerino, che utilizzando tecniche tradizionalmente pittoriche riassume molte delle tematiche presenti nella letteratura naturalizzata d’oltralpe. Lo stesso catalogo della casa editrice francese è un esempio più che ampio di quale spazio si sia preso questa tipologia di fumetto nella editoria francese, visto che è un catalogo che sostanzialmente comprende titoli solo di questo tipo. Non potevamo tralasciare un assaggio americano: è stato un caso fortuito che le invitate fossero donne, tuttavia esso lascia trasparire come questo filone si intersechi con una delle parole d’ordine del femminismo che più ha attecchito nella produzione culturale in senso ampio (dall’arte alla narrativa alla poesia) partire da sé. Il nostro peregrinare interessato ai Paesi che una volta erano oltre cortina ci ha portato ad un autore che per alcuni versi è già un classico nel suo Paese, pluripremiato ed edito anche in Italia, ma senza particolare fortuna commerciale, ovvero Lavric. Infine, proprio per dimostrare quanto questo genere sia presente da diversi anni senza essere stato codificato, abbiamo invitato Felipe Cava, uno sceneggiatore spagnolo che ha cominciato a produrre con il collettivo El Cubri già negli anni del franchismo. I lavori che più ci hanno colpito sono quelli realizzati con Raoul: il loro lavoro congiunto li ha portati a realizzare un libro reportage sulla Russia subito dopo la caduta del muro ed un libro sulla Berlino degli anni di Weimar (entrambi ovviamente non pubblicati in Italia). Il tema di questo secondo libro rappresenta una di quelle strane coincidenze che ci porta a credere che ci siano respiri e temi che improvvisamente, senza apparente ragione, interessano intellettuali in maniera indipendente in vari angoli del mondo: difatti sullo stesso tema è uscito un libro anch’esso di grandissimo pregio di un americano, Jason Lutes. Se penso alla fatica che feci durante la preparazione del mio esame di maturità a collezionare testi su questo argomento storico, mi viene da pensare che essi potrebbero costituire un utile strumento di studio e ampliamento delle conoscenze di molti studenti.
Ma come molti sanno, il fumetto di realtà è un ossimoro
Komikazen – Catalogo della mostra, Coniglio editore, Roma 2005