La clausura dei diari
Perché non riesco ad essere altro del diario,
una sorta di uscita di sicurezza continua,
un calesse lasciato da solo che cerca un padrone e aspetta un dolce giogo.
Comunque, e mai liberamente.
Tagliarsi un seno, come le amazzoni.
Salire le montagne, e inventare parole inusitate dal fuoco dei templi, come fanno gli uomini. Vorrei spegnere sigarette sulla pelle per conoscere la tortura.
Insegnare l’alfabeto alle trote perché non siano più mute.
E trovare il magico croupier delle lettere,
che riordini la mia scrittura
Uscire da me come da un vestito
Le donne nelle strade piangono i morti.
Un lamento che io conosco.
Aspetto la notte per lamentare
Anch’io l’altrui morte.
Un altro che non conosco
Ignoto, passa davanti alla mia finestra.
Un sereno televisivo
Che ripete, ripete.
Allora scrivo il diario
Che almeno io leggo.
Una rosa, un acanto, un profumo di gelsomino,
che si innerva nella spina dorsale
25 aprile 2002 |