Una zanzara ai Mondiali di calcio

È la sera dei mondiali anche a Lisbona, come in tutto il mondo. La nostra pensione risuona del ronzare degli apparecchi tristi che provengono dalla strada.
Ieri sera il Portogallo è stato sconfitto dalla Germania. I portoghesi sperano nella vittoria dell’Italia, perché, come in tutti i paesi minoritari, si tiene sempre per il Paese internazionalmente più debole. Anche se, come ha detto la mattina un tabaccaio onesto, di fronte alla Iglesia do Carmo: “Speravo vincesse il Portogallo”. Comunque i televisori sono tristi. Un po’ perché di domenica la zona della Rua Augusta è navigata solo dal vento del mare e i naufraghi avventori di negozi si sono sparsi in altri lidi. La Baixa allora diventa quello che è: il fondo di un veliero che tiene sollevate per aria le sette colline. C’è una risacca di anime nella chiglia, rimangono l’uomo elefante, il suonatore di chitarra con le scarpe da poliomielitico che ripete incessantemente la stessa canzone, falsi venditori di hashish mulatti, tossicodipendenti con piccoli coltelli per brevi rapine ai turisti, stanchi camerieri, poche, pochissime donne. Il ronzio del televisore, noi che attendiamo nella nostra decadente pensione l’ora per vedere la partita.
Io odio il calcio come molte donne, pochi uomini.
Non è che semplicemente non mi piaccia. Provo astio e rancore. Tutto il tempo, l’energia, l’economia sprecata, le parole attorno al pallone, le domeniche inferme. Però non posso negare questo momento al mio compagno. Lo amo molto, è solo per questo.
Il nostro letto ha la testata appoggiata ad una porta. Di notte puoi sentire qualsiasi rumore proveniente dal letto della stanza accanto. È come dormire in gruppo. Per fortuna fino ad ora non è stata occupata da nessuno la stanza confinante. Il tardo pomeriggio prende quella famosa luce dorata di Lisbona. Che è proprio vera, esiste.
La doccia di fronte al letto perde lentamente acqua, ma non è possibile fermare le gocce. “Lisbona, che nostalgia!”, come dice un amico spagnolo.
La porta accanto sbatte, si muove. Purtroppo la nostalgia è interrotta da un brusco colpo di tosse dei nuovi vicini. Il mio umore improvvisamente si trasforma in quello di un turista incazzato per lo scarso servizio. Perché prenotare questa pensione, neanche così tanto barata?
Voci di uomo e di donna.
-Porca puttana, proprio dei francesi ci dovevamo beccare…

La forza della partita di calcio nel creare nemici e antipatie è incredibile.
-Andranno a vedere la partita, come noi.
-Poi le prenderanno, e saranno tristi.

Si sente la voce di lei.
Sussurra CherieMon qualcosa ….vigliaccherie da donna.
Lui non si sente. Solo qualche tosse.
-Non credi che dovremo uscire, tra poco comincia…

Non mi piace ascoltare gli altri di soppiatto. Forse perché ho paura di essere ascoltata io di nascosto. È il motivo per cui se qualcuno bussa alla porta durante la defecazione ho un blocco. Ascolterà tutti miei rumori bassi e intimi?
Sento dal basso che cantano gli inni. Quello francese è sempre il più bello.
-Cazzate. Sono tutti froci.

La voce della vicina ormai è tesa e pulita. Il silenzio che accompagna la visione calcistica comprende anche i vari cantores stradali. Li avranno minacciati di morte. Il calcio è come una messa. Faccio per alzarmi.
-No, aspetta.

È nudo accanto a me. Il suo corpo bianco crea un’ombra oblunga perché è contro la finestra. Potrebbe essere chiunque. So solo che è lui perché prima lo vedevo. Ora deve indicarmelo la memoria.
I due francesi devono averci sentito, non so. Lei non parla più, ma il nostro letto comincia a ballare leggermente. Sospira, geme chiaramente.
Un gemito quasi cinematografico. Da cinema di serie B. Io non guardo quella roba, ma immagino sia così.
-Allora andiamo?

Sono sicuramente passati sette minuti. Qualcuno segna goal, si sente dall’interrompersi del silenzio.
-Dal lamento, ha segnato la Francia.

Dice, ma non si muove. Ascolta e sente come me i rumori accanto. Mi mette la mano tra le gambe. Non me ne ero accorta, sono bagnata. Come se avessero percepito (perché non ci muoviamo, non gemiamo come loro…), i due interrompono il coito ritmico e passano sicuramente ad altro.
Altro goal…
Senza preavviso mi entra dentro. Come fa? Così, senza lavoro preventivo…I nostri amplessi hanno sempre grandi premesse.
-Francesi…Ve la do io la Bastiglia…
-Ma cosa fai?

Mi chiude la bocca.
Non capisco perché stia succedendo tutto questo. Non è da lui. Ma d’altro canto sono sotto, e sarei falsa se dicessi che non mi piace. È vero che nella sessualità femminile c’è sempre un’attrazione per l’essere sottomesse? Non ho tempo per pensarci ora.
Accanto lei si è attaccata alla porta. Parla distintamente, quasi si rivolgesse a noi. Qualcosa come leccami ovunque…Mi viene quasi da ridere. Ma non a lui, si toglie d’improvviso e comincia a leccarmi con metodo, come se fossi io la donna che ha parlato. L’aria entra dalla finestra forte. Mi trovo distesa di traverso e sento la brezza tra le gambe.
Anch’io ansimo un po’.
Fine primo tempo.

Vado per parlare , ma sempre mi blocca. Siamo distesi, un po’ sudati. Io imbarazzata. Accanto tutto tace. Anche loro hanno interrotto prima. È veramente come averceli nel letto. Sarà amore di gruppo? Sarà così? La porta è chiusa, non sappiamo neanche che faccia hanno. Come li guarderò domani, se ci incontriamo per caso sul pianerottolo…

Le fantasie partono da sole, sono un programma autoriproducente. Non riesco a fermarle. Vedo i due accanto, chiaramente. Posso esaminare come una zanzara tutti i pori della loro pelle.

Sono rapita dal mio volo di insetto. Lui mi prende la nuca. Probabilmente anche lui ha visto, sicuramente qualcosa di diverso, oppure no, la nostra simbiosi è talmente perfetta che ha visto esattamente la mia visione. Lo guardo negli occhi. Credo di farlo. È tutto scuro, solo una fioca luce entra dai lampioni della strada. Il secondo tempo è cominciato.
I francesi sono colti di sorpresa dal nostro avvolgerci. Non ci interessa più che loro ci sentano. Io mi sento libera. Lui probabilmente scodinzola al tempo, è felice del mio non essere inibita.
L’attacco alla loro intimità è diretto, ma loro si difendono. Il gioco è sporco, giochiamo d’anticipo. D’altro canto non ci sono regole. Andiamo lenti, ma precisi. Ormai non ci sono lenzuola sul letto.

Zidane è stato espulso dal campo. Lo so appena scendo in strada. Ai rigori l’Italia è campione. Partecipiamo con lontananza al tenue giubilo che i rari turisti esternano per strada. La nostra partita ha avuto un gran finale.

 

   

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